Racconti dalle zone terremotate. Azienda Aureli Maccario

Il Comune di Pievebovigliana (MC), dove ricade l’Azienda Agricola Biologica Multifunzionale Aureli Maccario (per una descrizione dell’azienda clicca qui), è stato gravemente danneggiato dal sisma.

 

Ci troviamo nel Parco Nazionale dei Sibillini.

Il terremoto ha causato l’inagibilità dell’ovile, di tre magazzini, della cantina e di parte della struttura agrituristica (5 camere, area in comune e spogliatoio, ripostiglio) e della loggia destinata all’attività di fattoria didattica.

La neve ha provocato la caduta di una tensostruttura, ricovero di attrezzi e cereali e aula  per attività di fattoria didattica in caso di maltempo, scampati al terremoto.

 

Nelle fasi di prima emergenza,  ci siamo prodigati a preparare pasti gratuitamente a tutta la popolazione del paese in quanto, con la   scossa del 26 ottobre,  a seguito di una fuga di metano, è stato tolto il gas su tutto il paese.

La  protezione civile  ci ha chiesto allora una mano per la preparazione dei pasti per le numerose famiglie di Pievebovigliana e siamo stati ben felici di aiutare; preparavamo 400/600 pasti al giorno con due fornelloni a gas.

Abbiamo inoltre prestato soccorso alle persone anziane e a quelle senza più casa che si erano temporaneamente sistemate presso lo stabile , messo a disposizione le nostre attrezzature e collaborato a raccogliere e distribuire gli alimenti donati per gli animali  che rischiavano la propria sopravvivenza.

 

Dal 12 novembre le nostre strutture potenziali hanno subito dei cambi d’uso, necessarie per non farci restare immobili, per reagire, per aiutare la nostra comunità a permanere nella zona: la struttura agrinidiale (che da quando abbiamo chiuso per mancanza di iscritti, veniva usata per le attività di fattoria didattica) è diventata dimora di 5 famiglie di Pievebovigliana e l’ingresso dell’agrinido fa da deposito temporaneo per  una parrucchiera locale in attesa del container per la ripresa della propria attività. Svolgiamo regolarmente attività di fattoria didattica, agriturismo e vendita di carni, ma con le difficoltà del caso… Avendo dato la disponibilità delle nostre camere agibili (n.10), alla Regione Marche, ci troviamo nella condizione di dover dire no ai turisti che fanno richiesta di alloggi (e ce ne sono tanti), tutti quelli della stagione passata, nostri ospiti da tempo, e persone originarie del luogo che vogliono tornare a Pievebovigliana, o dintorni, dove hanno la seconda casa; oppure persone che vogliono contribuire alla ripartenza dell’economia in queste zone.

 

Dal 17 novembre 2017 ospitiamo in 10 camere, 10 diversi nuclei familiari del paese e dintorni, per dormire, per colazione, pranzo e cena. Ognuno con le proprie esigenze, problematiche e molto spesso dobbiamo improvvisarci assistenti sociali, parenti, psicologi, perché vedono in noi l’unica, o quasi, fonte di assistenza.

Persone che non hanno più la casa o non hanno più lavoro. La maggior parte è anziano e ha bisogno, o di un gran supporto morale per reagire a questo periodo, o semplicemente di compagnia….Ci troviamo molto spesso a mettere da parte le nostre situazioni, paure, difficoltà (perché anche noi abbiamo vissuto questo trauma) per dare spazio alle loro storie.

Tutt’ora, mettiamo a disposizione i nostri canali di vendita per aiutare la commercializzazione dei prodotti di altre aziende agricole locali.

Tantissime attività sono state svolte a titolo gratuito, perché lo spirito che ci ha sempre guidato è quello della solidarietà.

 

Il nostro lavoro è aumentato, ma con notevoli difficoltà per la mancanza di strutture, per la mancanza di servizi e per la mancanza delle attività economiche del paese, ma la grinta non ci manca e le difficoltà le affrontiamo con la speranza che prima o poi la situazione migliori.

Nell’emergenza abbiamo reagito usando la tecnica “del fare”. Ci siamo dovuti rimodulare in fretta e questo ci ha portato ad affrontare problemi mai posti prima: abbiamo acquistato una lavatrice e un congelatore per un utilizzo comune, ci siamo organizzati per far fronte  all’attività agricola estiva  molto più intensa e complessa di prima in quanto  volta a produrre quotidianamente piatti diversi per soddisfare al meglio le diverse tipologie di ospiti ( pranzo e cena a scelta quotidianamente tra 2 primi, 2 secondi e mix di contorni).

 

Il più grande problema resta la macchina burocratica che, oltre ad essere complicata, ci comporta molto dispendio di forza ed energia per ottemperare ai diversi obblighi con il rischio di dimenticare qualcosa. Noi siamo agricoltori, e tali vogliamo restare, non possiamo stare tutto il tempo dietro alle carte altrimenti non possiamo neanche svolgere il nostro lavoro principale!

Occorre un supporto tecnico per accompagnarci e non farci perdere nella burocrazia post terremoto, qualcuno che ci dica cosa occorre fare e come, in modo preciso e chiaro.

 

Noi vogliamo che la comunità di Valfornace torni a vivere.

Le aziende agricole ci sono, sono radicate sul territorio e appena passato il terremoto già pensavano a seminare per raccogliere in estate Non c’è stato un attimo che hanno pensato di scappare!

Siamo restati qui perché qui è la nostra vita e dobbiamo resistere, ma gli amministratori devono devono capire i problemi  ed attivarsi per le soluzioni.

Occorre trovare una strategia per il futuro di queste aree.  Ora sono spopolate, a breve saranno soggette a innumerevoli cantieri, ma dell’economia cosa ne sarà? C’è una prospettiva per guardare al futuro?

Visto che sono aree molto vaste con bassa densità di popolazione, interamente da ripensare , si dovrebbe ricostruire  puntando sul recupero di  una forte identità e su obiettivi economici e sociali che rappresentino  motivazioni tali da far tornare gli abitanti in queste zone (esempo Valfornace il paese delle attività socialmente utili, es. polo sportivo, fattoria sociale ecc.)!

Le aziende agricole sono strettamente legate al territorio e con le unghie e con i denti restano aggrappate approfittando di ogni opportunità per restare (dalla diversificazione delle attività all’ampliamento delle produzioni), ma occorre un aiuto concreto e morale per non sentirsi soli!

Nell’immediato, occorre lavorare sull’aggregazione della comunità che coinvolgano bambini, giovani, famiglie e anziani.

Organizzare incontri per scambiare opinioni, per pensare alla ricostruzione, alla ripresa dell’economia, con il coinvolgimento delle istituzioni per avere da loro delle risposte concrete.

L’azienda agricola potrebbe essere un ottimo punto d’incontro, perché c’era, c’è e resiste.

 

(Testimonianza raccolta da Sandro Buatti)

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