
Dopo un breve periodo di malattia, Eraldo Berti ci ha lasciato. Era una persona straordinaria che coordinava le attività della Fattoria Sociale “Conca d’Oro” di Bassano del Grappa e, nello stesso tempo, insegnava Educazione psicomotoria, presso il Corso di laurea in Terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva dell’Università di Padova. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di essergli amico. Era una persona di vasta cultura e di grande umanità. Ha svolto un’intensa attività di ricerca e di formazione sui temi dell’inclusione lavorativa di persone disabili in agricoltura scrivendo numerosi saggi sulla terapia psicomotoria e sull’osservazione e l’analisi della comunicazione non verbale . Eraldo era profondamente convinto che l’attività agricola, per le varietà di azioni e mansioni che comporta, offre la possibilità di utilizzare competenze residue diverse di persone che, per il grado di disabilità, non potranno mai essere inserite nel mondo del lavoro, offrendo così un’alternativa ai centri diurni.
“In una fattoria sociale – egli diceva durante le sue affascinanti lezioni - i disabili passano dalla condizione di essere curati a quella di prendersi cura di qualcuno o di qualcosa; non sono portatori di bisogni ma di storie; non sono utenti, ospiti o beneficiari di alcunché, ma ortolani o addetti alla vendita secondo il compito loro affidato, mentre gli utenti sono i comuni cittadini che acquistano i prodotti o usufruiscono dei servizi di coloro che in fattoria lavorano o vivono”. Con Eraldo l’agricoltura sociale perde un protagonista di primo piano che coniugava attività di ricerca, formazione e conduzione di una struttura produttiva scoprendo continuamente le potenzialità riabilitative della coltivazione della terra, “un’entità ancestrale, che riporta a radici antiche: qualcosa di presente da sempre, sin da quando l’umanità ha iniziato a sostentarsi con questa pratica”. Le sue ultime parole sussurrate a Fabio Comunello - con cui condivideva le attività di studio e l'impegno civile - sono state le seguenti: "Bisogna formare, formare continuamente chi ha le mani nelle fattorie sociali". È il monito che lascia a tutti noi che ci siamo formati alla sua scuola. Grazie Eraldo.
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